Strumenti di tifo: il racconto della conferenza

“Ci venne la pazza idea di fare un bandierone capace di coprire tutta la gradinata, il primo bandierone d’Italia”. La voce è quella di Enzo Tirotta, la storia è quella dei tifosi della Samp, dell’evoluzione delle curve italiane e dei possibili rimedi alla crisi di presenze negli stadi. Si è svolta a Villa Croce, la location che ospiterà la festa UTC l’8 e 9 giugno, la conferenza dedicata agli strumenti di tifo. Un incontro per sensibilizzare istituzioni, tifosi e stampa sull’opportunità di liberalizzare gli strumenti di tifo, oggi disciplinati da rigide burocrazie che penalizzano solo lo spettacolo.

Strumenti di tifo - Villa Croce12

Gli Ultras Tito Cucchiaroni hanno messo a confronto tre generazioni di ultras e le loro esperienze dirette con la gradinata e con lo spettacolo delle coreografie. “Negli anni ’80 gli stadi erano più brutti di adesso, c’era più violenza e ciononostante erano sempre pieni” racconta Tirotta. “Già dal 1999 è iniziata una stretta intorno al tifo organizzato e tutto quello che prima si poteva fare è diventato vietato. Ricordate le stelle della coreografia contro l’Inter con “fantasie che volano libere”? Erano in compensato, alte due metri. Ora sarebbe impossibile fare qualcosa del genere” spiega Nadir. L’ultima generazione, quella dei divieti, non può far altro che guardare al passato con malinconia e al futuro con speranza. “Vogliamo tornare a veder brillare il nostro stadio con coreografie e tamburi, per sostenere la nostra squadra”.

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A moderare l’incontro c’era Cristiano Militello, ideatore della rubrica Striscia lo striscione e da oltre vent’anni a contatto con le tifoserie italiane di tutte le categorie. “Dopo il caso Raciti è stata seguita una certa direzione perché in Italia si tende a far sì che lo stato d’emergenza e le soluzioni provvisorie diventino poi ordinarie. Negli stadi stiamo vivendo una netta picchiata in termini di presenze e più volte ho avuto l’occasione di verificare le assurdità che colpiscono i tifosi e le famiglie. Ne dico tre: a Empoli non hanno fatto entrare un tifoso sessantenne con la bandiera della pace, durante Rimini – Cesena ad un tifoso fu impedito di entrare con la maglia del numero 5 romagnolo, di nome Bocchini, e infine la giornata di Ivan Bogdanov a Genova, quando ai genovesi veniva impedito di mettere maglie di Sampdoria e Genoa mentre 400 serbi hanno tenuto in scacco la partita.”

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Alla conferenza hanno partecipato anche i rappresentanti delle tifoserie di Parma, Brescia e Atalanta, sul palco è salito anche l’avvocato Lorenzo Contucci: “Chi è ultras nel 2018 lo considero un eroe viste le difficoltà che bisogna affrontare. Rimprovero alle istituzioni italiane di essere vent’anni indietro rispetto all’estero. Basta guardare Germania e Svezia, esistono leggi antiviolenza applicate alla lettera ma non viene tolto nulla allo spettacolo e alle coreografie. In Inghilterra le tv hanno addirittura chiesto che le tifoserie fossero collocate in primo piano rispetto alle telecamere per mostrarle il più possibile ai telespettatori…”

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