Modello e disk jockey da reality: Danny Dichio, tutto tranne un bomber

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Estate 1997. La nostra Sampdoria vive un momento delicato. Roberto Mancini e Sven Goran Eriksson hanno salutato Genova per firmare con la Lazio, la squadra blucerchiata si trova così per la prima volta senza il suo simbolo dopo 15 anni. In attacco si cerca chi affiancare a Vincenzo Montella: viene preso Jurgen Klinsmann e una giovane scommessa sconosciuta, l’inglese Daniele Dichio.

Danny arriva a Genova dopo essersi svincolato dal QPR grazie alla legge Bosman. I tifosi non gli perdonano di aver lasciato la squadra, la Samp spera di essersi assicurata un talento. Alto 1.88, fisico imponente, Danny arriva a Genova grazie alla spinta del padre, procuratore che durante l’estate lavora duramente per proporlo a mezza Serie A. Quando non scende in campo Danny si diverte a fare il modello, sfila per alcuni marchi, prova a vendere un’immagine da sexy symbol, il suo hobby è fare il disk jockey. Nel frattempo a guidare la Sampdoria è arrivato Menotti, due mondi che si scontrano. Il mister argentino dimentica la preparazione atletica, si gioca solo con la palla. Ma Danny con la palla non si trova un granché, è tatticamente inestente, spigoloso e poco attento. Il campionato deve ancora iniziare e arriva già la bocciatura, non è un attaccante da Sampdoria.

I blucerchiati lo vendono ad ottobre, dandolo in prestito al Lecce. In Salento Dichio gioca quattro partite e segna un gol contro il Brescia, poi il suo sogno italiano finisce. A gennaio viene ceduto al Sunderland e torna in Inghilterra dove resterà per altri dieci anni. Ritrova il senso del gol al West Bromwich ma l’esperienza più esaltante arriva nel 2004, quando arriva al Millwall e segna 5 gol in 5 partite. Resta a New Cross anche nel 2004/2005, segna 12 gol e poi decide di finire la carriera in Canada, nel Toronto. L’ultima esperienza con il calcio sarà nel 2012, partecipando al reality show sul calcio che lo vede vestire la maglia del Wembley formando una coppia d’attacco pazza insieme a Caniggia.

Dichio in blucerchiato non ha mai giocato, tuttavialè destinato ad essere ricordato per sempre in una classifica prestigiosa: quella dei nostri peggiori bidoni di sempre.

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