Vialli, tutta la verità: «Avrei lavorato con passione, coraggio e umiltà»

Dopo il fallimento della trattativa per l’acquisto della Sampdoria Luca Vialli ha accettato l’offerta di diventare capodelegazione della nazionale azzurra: «La mia idea è entrare e imparare in azzurro. Ho fatto un Master in business, ho fatto anche l’allenatore, ho idea su come si fa questo lavoro ma la Nazionale non la frequento da anni. Qui tutto funziona come un orologio svizzero, io vorrei aggiungere qualcosa».

L’ex numero 9 blucerchiato torna così a comporre la coppia con Roberto Mancini: «Appena mi ha visto l’altro giorno mi ha detto ‘cosa fai, ti metti la tuta? Anche i dirigenti si mettono la tuta?’. E io gli ho detto che sarei stato felice di dargli una mano. Mancini sa che c’era questa possibilità di diventare capo delegazione, Gravina ne aveva parlato prima con lui. La mancata qualificazione al Mondiale? Mi è dispiaciuto, da italiano che vive all’estero ancora di più. Però ho anche pensato che sarebbe stata un’opportunità per ripartire. E con Roberto mi sento in buone mani. Si stanno costruendo le basi per vincere».

Vialli ha parlato anche delle sue condizioni di salute: «Sto bene, sto continuando le cure ma i risultati sono positivi – ha raccontato -, quindi non ha senso che io non continui a fare una vita normale. Ringrazio Gravina per avermi aspettato, nei prossimi giorni ci sarà modo di approfondire con lui come allargare il mio contributo, oggi ci sono i presupposti per dire sì. Percentuali? No, io ogni tanto vedo percentuali di altre cose…quindi le percentuali è meglio lasciarle stare. Oggi l’idea è essere qui anche per il prossimo raduno (a novembre, ndr) e poterci partecipare con il nuovo ruolo».

Sulla fine del sogno di diventare presidente della Sampdoria: «La trattativa per l’acquisto della Sampdoria è fallita per un motivo molto semplice: con Ferrero non abbiamo trovato l’accordo sul prezzo. Non è colpa di nessuno. Chi vende ha un’idea, chi compra un’altra: Ferrero ha fatto un prezzo e non è stato possibile trovare un punto di incontro. Ci spiace che questa cosa sia diventata pubblica e abbia in qualche modo condizionato l’umore della squadra, ma abbiamo la coscienza pulita: negli ultimi 13 mesi abbiamo fatto soltanto due comunicati ufficiali e questa è la prima volta che ne parlo. Dispiace perché, a parte il tempo e le energie investite, ero convinto di poter fare un buon lavoro anche grazie alle persone che già lavorano nella società e alle quali non è riconosciuto il giusto merito. Avrei lavorato con passione, coraggio, umiltà per poter rappresentare il popolo sampdoriano nel migliore dei modi. Possibilità che la trattativa si riapra? Non so rispondere a questa domanda»

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