Vialli e Mancini ci hanno raccontato  “La bella stagione” del 1991 – L’intervista

di Matteo Politanò

Genova – Le celebrazioni per questi 30 anni dallo Scudetto 1991 ci stanno regalando gioie ogni giorno. Sapevamo sarebbe stata una settimana diversa dalle altre, ma non avremmo mai pensato di ritrovarci a chiacchierare con Vialli e Mancini del loro libro “La bella stagione”.

Abbiamo avuto l’onore di essere invitati alla conferenza stampa di presentazione del progetto, un sogno realizzato a metà, a dire il vero. Per colpa della pandemia abbiamo dovuto accontentarci di un incontro su Zoom ma appena Luca e Roberto hanno iniziato a parlare l’emozione è stata viva e vera. Un grande onore, come quello di aver ricevuto in anteprima una copia del libro che abbiamo letteralmente divorato nelle ore precedenti la conferenza.

“Questo libro è un progetto innovativo per l’editoria, perché scritto a 30 mani”. Esordisce così Gianluca Vialli, che firma il progetto insieme a Mancini e agli altri calciatori della Sampdoria scudettata. “Abbiamo partecipato tutti alla stesura ed è stato un modo per tornare a quei giorni. Il calciatore regala emozioni e ricordi, riviverli è una parte fondamentale della loro vita. È un libro affascinante, per i 30 anni dello Scudetto volevamo fare qualcosa, grazie anche alla volontà di Marco Lanna abbiamo deciso di metterci al lavoro per il libro. È una storia di rispetto, altruismo, amicizia, condivisione, lealtà e fedeltà”. Insieme a Luca c’è Roberto Mancini, la regola è che si può parlare del libro, ma non dell’Europeo che inizia a giugno. Per parlare di quello ci saranno altre occasioni, tante. “Questo libro non è solo per i tifosi della Samp, che si emozioneranno e lo faranno leggere ai figli, ma anche per tutti i tifosi in generale” spiega il ct azzurro.

Il ricavato di “La bella stagione” andrà in beneficenza alla onlus del Gaslini: “Scrivere un libro era anche un desiderio filantropico, è stato un progetto divertente che ha una finalità benefica. Il ricavato va all’assiociazione Gaslini onlus, con la quale siamo sempre stati in contatto e il legame non si è mai spezzato”. Anche Bobby Gol conferma un ruolo chiave nell’ideazione del libro. “Nasce grazie e soprattutto a Luca e Marco Lanna, sono stati loro a proporre l’idea. Ed hanno fatto bene. Tutti siamo tornati indietro nel tempo per ricordarci quei momenti e gli aneddoti più assurdi. Quella Sampdoria aveva qualità tecniche, ma il collante più importante di quella squadra è stato l’amicizia. Quel rapporto fa si che possiamo ritrovarci a distanza di trent’anni per parlare di quei tempi con il sorriso”.


Il libro “La bella stagione” è pieno di aneddoti. Uno lo racconta Mancini parlando di Vujadin Boskov: “”Era un periodo dove avevamo problemi, io dicevo che tutti passavano la palla solo a Vialli. Ero arrabbiato e durante una riunione in mezzo al campo, all’ennesimo battibecco, Boskov mi aveva detto: “Roberto, tu sei terrorista di spogliatoio”. Il libro è un viaggio in quella stagione incredibile, una sceneggiatura già pronta per un film. I punti chiave sono epici, come la fondamentale cena della Beccaccia, il nome del ristorante dove il ds Borea, su indicazione di Mantovani, costrinse i giocatori ad un faccia a faccia risolutore. “Venivamo da qualche risultato negativo di fila, la squadra stava perdendo fiducia – spiega Luca Vialli –  Dovevamo tirare fuori i problemi, prima di farli diventare troppo grossi. In quell’incontro il gruppo si era parlato con grande chiarezza, lealtà e onestà. I pugni vanno dati nella pancia ma non alla schiena. Quel momento alla Beccaccia fu importante per dare la piega giusta alla stagione”.

La cover del libro “La bella stagione”

Tra i protagonisti principali, presente anche quando non si vede, c’è Paolo Mantovani. Vialli lo racconta con emozione: “Mantovani era una persone intelligente. Riusciva sempre a trovare l’equilibrio giusto tra la parte emozionale e quella razionale, più legata al business. Era un visionario, vedeva più avanti degli altri. Aveva questa visione di Davide contro Golia, voleva abbattere lo status quo del calcio. Aveva questa visione, voleva agitare le acque per creare uno tsunami e far diventare possibile l’impossibile. Questa visione riusciva a trasmetterla in modo molto forte. Sapeva coinvolgere i professionisti nel suo progetto, tutti erano pronti a dare il massimo per lui. Noi andavamo a letto con il pigiama della Sampdoria, ma per davvero. Era una seconda pelle. Eravamo pronti a metterci l’elmetto per lui. Era chiaro e diretto, non diceva stronzate”. Con le sue parole Luca ci riporta proprio lì, nell’ufficio del presidente durante gli anni d’oro. “Quando entravi in sede a prendere lo stipendio, nel suo ufficio c’era talmente tanto fumo che faticavi a vederlo. Dopo ogni colloquio riusciva a darti una carica assurda, uscivi dal suo ufficio che camminavi qualche centimetro più in alto. Nel libro la presenza di Mantovani è quasi costante e ancora oggi, a distanza di trent’anni, in quello che facciamo tutti noi c’è sempre dentro un segnale della sua filosofia”.

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