Caso Ferrero, l’ordinanza che ha portato all’arresto: 36 capi d’imputazione

Massimo Ferrero è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Milano e portato nel carcere di San Vittore. È accusato di aver fatto fallire quattro società nel settore cinematografico, turistico e alberghiero con sede a Cosenza. Nel mirino dei magistrati c’è soprattutto la “Ellemme group Srl”, attività che si sarebbe accollata un debito di oltre un milione 200 mila euro che diverse società riconducibili a Ferrero avevano con Rai Cinema Spa. L’amministratore unico della “Ellemme group Srl” risulta essere Vanessa Ferrero ma secondo la procura è Massimo Ferrero l’amministratore di fatto. ​

Tra le imputazioni, 36 in totale per gli indagati, ci sono anche libri contabili sottratti e un furto d’auto. L’ex presidente della Sampdoria, si legge nell’ordinanza, “in esecuzione di un disegno criminoso quale amministratore di fatto della società Ellemme Group Srl dal 7 dicembre 2010 al 23 dicembre 2013” in concorso con il liquidatore della società “sottraevano/distruggevano in tutto o in parte con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili, in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari”. Nel capo di imputazione si fa riferimento anche al fallimento di altre società, come la Blu Cinematografica Srl, la Blu line srl e la Maestrale Srl. Anche in questi casi a Ferrero e agli altri indagati viene contestato di aver distrutto o sottratto in tutto o in parte i libri e altre scritture contabili della società fallita con la stessa modalità.

Nel capo di imputazione, a Ferrero e un altro indagato, viene contestato anche il contratto di leasing per uno yacht “in presenza di un debito tributario, al 31.12 2017, pari ad euro 497.628, e a fronte di ricavi registrati nel corso del 2007 pari ad euro 285.658, contraendo l’impegno di pagare rate di leasing per un importo annuo pari a 600mila euro per i primi due anni e pari a 950mila euro per i successivi 8 anni, nonostante fosse evidente – in assenza di una vera attività commerciale e di una vera struttura organizzativa della società, nonché tenuto conto dei bilanci degli esercizi precedenti – l’impossibilità di sostenere i costi aziendali e coprire i costi di gestione”.

“Non so neanche dove sia il mio assistito. Doveva essere a San Vittore ma alle 15 in carcere non c’era. Ha problemi di salute, stiamo aspettando che lo portino qui a casa a Roma per la perquisizione, ma non so nulla, la GdF non mi dà informazioni”. Così all’AdnKronos l’avvocato Giuseppina Tenga, difensore dell’ex presidente della Sampdoria. L’avvocato ha anche dichiarato: “Lo stanno trattando peggio di Totò Riina”

Ecco l’ordinanza completa pubblicata da Il Secolo XIX:

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