Sergio Volpi: “Per restare alla Samp ho rifiutato il Giappone”

Il secondo appuntamento delle nostre dirette su Instagram ci ha permesso di parlare con Sergio Volpi, indimenticato capitano della Sampdoria che ha giocato in blucerchiato dal 2002 al 2008. Ecco gli argomenti toccati dall’ex numero 4:

Come è nata la possibilità di venire alla Sampdoria?

“Era il periodo in cui ero a Piacenza, verso aprile il mister Novellino mi ha detto che non sarebbe rimasto e mi ha confidato che aveva questa offerta della Samp proponendomi se volessi seguirlo. Stavo per rinnovare il contratto con il Piacenza ma, anche per causa dei problemi finanziari, ho deciso di accettare la proposta della Samp”.

Conoscevi già qualcuno della Samp?

“Conoscevo già il dg Marotta dall’esperienza di Venezia, mi ha fatto la proposta che ho accettato, ma non conoscevo nessuno alla Samp, anche perchè c’era appena stato il passaggio societario dai Mantovani ai Garrone”

Perché hai scelto la maglia numero 4?

“Ho sempre giocato con il 14 tra Bari e Piacenza, ma alla Samp era già occupato da Conte. Quindi ho scelto il 4 che era libero”

Come è stato l’impatto con il mondo Samp?

“Non conoscevo Genova, c’ero stato solo da avversario. È stato un impatto positivo, ha uno stadio tra i più belli di Italia, piano piano l’ho conosciuta anche nei dintorni e mi è piaciuta, anche per il mare. Con il mare si sta sempre bene”

Francesco Flachi ti ha definito un fratello, qualche aneddoto su di lui?

“Con Francesco ci siamo conosciuti a Bari e ci siamo ritrovati a Genova. Poi il rapporto è cresciuto, ci troviamo bene assieme, è nato qualcosa che va oltre l’amicizia, l’ho sentito anche prima della diretta, gli ho buttato giù il telefono. Ci sentiamo spesso, andiamo anche assieme in vacanza e continuiamo a sentirci”

Qual è stata la forza del vostro gruppo?

“Era un gruppo nato dalla serie b e l’ossatura è rimasta la stessa per 4 anni almeno. Sapevamo quello che il mister voleva e lui sapeva quello che potevamo dargli, c’era piena fiducia. Questo ha aiutato sia lui che noi ad ottenere i risultati in stagione”

Come è nata la stagione della promozione?

“L’anno della promozione Marotta mi aveva detto che l’obiettivo era salire in 3 anni, ma che ci avremmo provato da subito. Con la campagna acquisti che la Samp aveva fatto, il gruppo si è amalgamato subito ed è partito con l’entusiasmo giusto, un pubblico del genere come si era visto già dalla presentazione a luglio c’erano tutti i presupposti per raggiungere l’obiettivo. Io ero sceso dalla serie A e non è stato così facile, Bazzani aveva fatto15 gol al Perugia nella massima serie, ma l’abbiamo fatto sapendo che l’obiettivo era quello di ritornare in A per ambire a risultati importanti”

Cosa ti ricordi di Sampdoria – Cagliari, partita della promozione?

“Sampdoria-Cagliari mi ricordo tutto: già dal viaggio in pullman da Nervi fino all’ingresso in campo. La sud era già piena un’ora e mezza prima della partita, le bandiere, c’erano 40 mila persone. Quindi ci siamo detti che dovevamo finire il campionato quella sera e così è stato già alla fine del primo tempo”

Come è stato il primo anno in Serie A con la Samp?

“Il primo anno in serie A sono arrivati giocatori importanti con esperienza in A come Antonioli e Zenoni che si sono integrati subiti con il gruppo. Abbiamo fatto una buona stagione arrivando ottavi, sfiorando la qualificazione in Europa, che avremmo conquistato l’anno successivo. Era facile entrare nel nostro gruppo perchè era composto da ragazzi che avevano tutti lo stesso obiettivo”

A che giocatore si ispirava il giovane Volpi?

“Non ho mai avuto un’idolo in particolare, mi sono sempre piaciuti giocatori come Mancini, Vialli e Giannini”

Adesso fai l’allenatore, hai un modulo preferito?

“Non ho un modulo in particolare, sono partito con il 4-3-3 per poi passare al 4-4-2. Mi adeguo in base ai calciatori a disposizione, mi diverto e spero di fare divertire i giocatori. Non sono troppo duro come mister”

Quando ti è stata proposta la fascia di capitano?

“Mi è stato proposto di diventare capitano all’inizio della stagione 2003-04, la prima in serie A. Il mister mi ha chiamato e mi ha detto che sarei stato io il capitano e se me la sentivo. Ho accettato subito e l’ho indossata per 5 anni. Mi fa piacere se vengo considerato come prototipo del capitano dai sampdoriani, vuol dire che ho lasciato un ricordo positivo. I tifosi probabilmente hanno notato che non mollavo mai e lottavo per la maglia”.

Cosa non ha funzionato con mister Mazzarri?

“Con Mazzarri è una storia lunga. Ci sono dei momenti in cui non si va d’accordo, è andata così come doveva andare. Ma non mi sono mai lamentato perchè non giocavo, le scelte spettano al mister, anche perchè è quello che rischia di più. Ho sempre rispettato le sue scelte. Poi sono successe altre cose che mi hanno dato fastidio, probabilmente entrambi abbiamo commesso degli errori. Non c’è stato più il rapporto che c’era prima ed è finita così. Non sarei mai voluto andare via dalla Samp, ma sono arrivato al punto che non c’era rapporto tra me e il mister. La società l’ha giustamente confermato visto il quinto posto in classifica, ma non potevo passare un altro anno come avevo passato quei 4/5 mesi”.

Qual era la tua ricetta per calciare le punzioni?

“Mi piaceva calciare le punizioni, anche a Bari, Piacenza e a Venezia. Anzi a Venezia no perchè c’era Recoba. Alla Samp ci provavo, alle volte andava bene, alle volte no”.

Cosa ricordi dell’esperienza in nazionale?

“La nazionale è il massimo per un calciatore, è magico poter vestire la maglia dell’Italia anche per 2 minuti, una delle più importanti a livello mondiale. Rappresentare la propria nazione è uno degli obiettivi principali di un giocatore. Ho fatto 2 presenze, la prima contro la Reppublica Ceca a Palermo e la seconda alla prima di Lippi, contro l’Islanda. È stato molto emozionante, soprattutto quando suonano l’inno, il cuore batte forte”

Quando sei venuto alla Samp avevi ricevuto altre offerte?

“Non mi sono arrivate altre offerte anche perchè stavo per rinnovare con il Piacenza. Ma come arrivata l’offerta della Samp non ho considerato altro, era giusto accettare, anche a costo di scendere in B. Ad una piazza così importante non avrei potuto dire di no. In alternativa sarei rimasto a Piacenza, mi avrebbero offerto 4 anni di contratto”.

Hai avuto altre offerte durante gli anni in blucerchiato?

“Ho avuto la possibilità di andare in Giappone, ma stavo bene con la Samp. Avevo appena rinnovato per 2 anni e non era nella mie idee trasferirmi in quel momento”

Cosa scatta nella testa di un giocatore quando rifiuta un’offerta economica importante?

“Quando ti mettono davanti ad un progetto importante non puoi dire di no, dunque non esistono solo i soldi. Esistono cose che vanno oltre. Ad esempio c’è voglia di rivalsa, come è successo a Francesco, in un periodo molto difficile per la Samp ed ha voluto dimostrare di volere riportare la Samp in alto, come poi è successo”.

Cosa ne pensi della possibilità di far ripartire la Serie A?

“Il calcio adesso deve essere l’ultimo dei problemi, secondo me il campionato deve finire così, ci sono problemi più importanti. Ci sono 400 morti al giorno, credo che il calcio venga dopo altre cose ben più importanti. Senza i tifosi non è calcio, il calcio deve avere il calcio con i tifosi”

Che ricordi hai del derby di Genova?

“Sono stato a vedere l’ultimo derby con Francesco in gradinata, è andata bene, hanno vinto. Non ho mai perso un derby, ho avuto questa fortuna: 4 vinti e uno pareggiato. Il primo derby è stato quello in Coppa Italia il 25 agosto vinto 2-1. Mi ricordo Baldari e Ajazzione tutta la settimana erano molto agitati e tesi per il derby, e io dicevo che era ‘pur sempre una partita in coppa Italia, chi vuoi che venga’: 40 mila persone. Non pensavo ad agosto una cosa del genere. Da li ho capito cos’era il derby di Genova”

Il gol più bello che hai fatto?

“I gol per me hanno tutti lo stesso valore, soprattutto se portano dei punti. Se devo sceglierne uno scelgo quello di Trieste in serie B: perdevamo 2-0 e siamo riusciti a pareggiare 2-2.”

Che rapporto avevi con Genova?

“Non uscivo molto in città, finivo allenamento e andavo a casa. A volte andavo verso Chiavari, coi tifosi mi fermavo sempre, per foto e autografi. Sono comunque rimasto in contatto con l’ambiente Samp e li sento spesso, è stata un’esperienza importante per me”

Quali sono i giocatori più forti con cui hai giocato?

“I giocatori che mi hanno impressionato di più sono Recoba e Doll al Bari. Alla Samp uno che non è riuscito ad esprimersi al meglio ma secondo me molto bravo era Cristiano Doni, un altro sottovalutato era Pedone, Ciccio era fortissimo. Anche Francesco Flachi ovviamente, gli dico sempre che ha giocato poco in serie A per le qualità che aveva”.

Che tipo di giocatore era Recoba?

“Recoba aveva fatto 12 gol a Venezia, lui aveva 19/20 anni. Aveva delle qualità eccezzionali, ma essendo giovane non aveva magari la continuità dei grandi calciatori. Ma aveva caratteristiche da fenomeno, come le punizioni o tiri da fermo. Anche Cassano non era poi così scarso tecnicamente (ride), quando vedi un giocatore così allenarsi non ti viene alcun dubbio sulle qualità. Vedeva cose che altri non vedevano, anche lui ha ottenuto di meno di quello che poteva fare”

Nel 2007 giocavi con un giovane Quagliarella, che ricordi hai di lui?

“Quagliarella era uno che non mollava mai, si impegnava sempre in allenamento al 100%, si vedeva che aveva grandi qualità. Mi ricordo il gol di Verona col Chievo da centrocampo, si girò e tirò in porta. Aveva già numeri importanti, e l’ha dimostrato in tutta la sua carriera e continua a farlo.”

 

 

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