Ihattaren attacca la Samp: “Accordi non rispettati, non prendevo lo stipendio”

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Mohamed Ihattaren rompe il silenzio che ormai durava da mesi e lo fa attaccando duramente la Samp, dalla dirigenza all’allenatore senza farsi mancare degli screzi con i compagni di squadra. Nell’intervista al Telegraaf l’ormai ex blucerchiato racconta tutte le difficoltà affrontate al suo arrivo a Genova e le motivazioni che l’hanno portato a tornare in Olanda, dove probabilmente tornerà a giocare per l’Utrecht.

Ecco le sue dichiarazioni:

Sono partito a causa delle circostanze che si sono create lì. A diciannove anni stavo seduto in una stanza d’albergo, da solo, abbandonato a me stesso. Non ce la facevo più, tutti i tipi di accordi non venivano rispettavi. Come se non esistessi. Non è stato organizzato nulla, conto in banca o assicurazione. Così ho scelto per me stesso, non c’era più fiducia. Ma non certo disperso… Bastava a chiedere a Utrecht, a Afellay, Labyad, mi avrebbero visto lì. E se mi fossi rotto una gamba alla Sampdoria? Non ho ricevuto uno stipendio, ho chiamato il team manager e mi ha detto ‘paghiamo ogni due mesi’. Non è successo è tutto questo ha iniziato a irritarmi. Non ho giocato, non lo stavo facendo, non c’erano prospettive e ho chiamato Raiola che mi ha detto di stare calmo. Quando sono arrivato alla Sampdoria, non c’era nessuno tranne il team manager. Ho fatto le foto con la maglia, gli allenamenti il giorno dopo. Poi ho visto delle persone in giacca e cravatta e ho detto ‘questi sono i dirigenti, pezzi grossi’. Non so, avrebbero potuto essere anche tassisti, non avevano idea di chi fossi. E l’allenatore (D’Aversa, ndr) non sapeva neanche che fossi mancino. Però ho pensato ‘sono da solo e tirerò fuori qualcosa di bello. Gioca e stai in silenzio.

Il calciatore continua parlando delle sue condizioni e della fuga da Genova:

Ho fatto una risonanza magnetica al ginocchio tre volte, di cui una a un’ora e mezza da Genova. Non so perché. Ogni volta non c’erano danni, stavo bene e volevo allenarmi, ma sembrava che non mi capissero o non volessero farlo. Mi sembrava di essere in vacanza, nel gruppo c’era irritazione per questa mancanza di lucidità e ho anche litigato con Candreva, sebbene rispetti molto la sua carriera. Sono tornato a Utrecht a ottobre, dopo Olanda-Gibilterra. Il giorno dopo sono entrato nell’ufficio dell’agente Ali Dursun e gli ho detto ‘aiutami, ho sbagliato tutto. Ha ascoltato la mia storia e detto che non potevo essere il responsabile. E’ stato come un padre per me: Raiola ha detto di essere preoccupato per me, di non avere più contatti ma sono deluso. Dopo che avevo deciso di tornare in Olanda, mister D’Aversa mi ha chiamato per dirmi che sarei stato titolare la partita dopo. Non avevano mantenuto nessuna promessa e non gli ho creduto, avevo perso ogni tipo di fiducia.

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