Flachi: “Cosa ho vinto a Genova? Il cuore dei sampdoriani”

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Francesco Flachi, indimenticato numero 10 della Sampdoria e terzo cannoniere blucerchiato di tutti i tempi. Dal periodo di Novellino, passando per la crisi del calcio ai tempi del Coronavirus, fino al suo futuro da mister. Ecco l’estratto dell’intervista andata in onda sul profilo Instagram di Blucerchiando.

Il 19 aprile 2003 si giocò il derby del 2-0 firmato Conte – Zivkovic, quello che condannò il Genoa alla retrocessione. Che ricordi hai?

“Era il terzo derby, dopo aver vinto i primi due. Noi stavamo andando in serie A e loro non erano messi bene. La coreografia era bellissima, come d’altronde lo è sempre stata negli otto anni a Genova. Il derby è una partita diversa da tutte le altre e mi manca. La cosa bella era vedere le persone che venivano assieme allo stadio e poi andavano nelle rispettive gradinate. Per fortuna sono stato con la squadra che vinceva di più. Del primo derby disputato invece ho un brutto ricordo, perchè ho sbagliato un gol clamoroso sotto la Sud!”.

Novellino si fidava di voi, qual era la forza di quel gruppo?

“Gli allenamenti di Novellino erano massacranti sotto l’aspetto tattico, soprattutto con difesa e centrocampo, noi attaccanti eravamo un po’ più liberi. Era comunque uno spogliatoio molto unito e ci sentivamo parte integrante della città, eravamo più coinvolti con i tifosi, anche nei momenti di difficoltà. Eravamo un bel gruppo anche grazie all’ambiente, vivevamo in un’isola felice”.

Nel 2006/2007 giocavi con un giovane Fabio Quagliarella. Che ricordi hai?

“A Fabietto devo fare solo i complimenti, non solo come giocatore perché sappiamo cosa ha fatto e cosa sta facendo, ma oltre l’aspetto tecnico è una bravissima persona. Ogni volta che lo chiamo risponde sempre, non lo fanno tutti. Sotto l’aspetto tecnico non c’è niente da dire. Mi deve un favore perché, quando giocavamo, se non mi squalificavano avrebbe giocato molto meno (ride).  È una persona umile nonostante le grandi squadre in cui ha giocato. Ha fatto dei gol importanti oltre a dei gran gol. Quando sono rientrato io in squadra è stato molto bravo ad adattarsi ad un altro tipo di gioco andando a giocare sulla fascia destra, è stato un onore giocare con questo grande campione. Sono contento per Fabio che Genova gli dia l’affetto che ho avuto anche io. I tifosi della Samp non chiedono le coppe ma di onorare la maglia, sta facendo tanto per questi colori. Oltre all’aspetto tecnico che è molto importante, è apprezzato per quello che da sul campo dai tifosi. Lui onora la maglia come l’abbiamo fatto io, Bazzani, Palombo, Volpi. Adesso ce ne sono poche di persone così”.

In quegli anni chi erano i più importanti del gruppo?

“In quella squadra siamo stati bravi noi senatori: io, Bazzani, Palombo, Volpi a compattare il gruppo e far entrare i nuovi. Siamo stati bravi a far capire ai nuovi cosa voleva dire stare alla Sampdoria, anche a livello di ambiente”.

Ci racconti qualcosa su Yanagisawa?

“Yanagisawa era un bravissimo ragazzo, ma non so se era una manovra di marketing. Giocava in nazionale, ma in tutta sincerità ha avuto difficoltà, non era semplice. Ogni volta che entrava comunque si impegnava, è venuto anche al mio matrimonio”.

Sei tornato a Marassi nella vittoria di quest’anno contro il Brescia. Che esperienza è stata?

“Ero molto teso, non era facile per me. Non smetterò mai di ringraziare i tifosi della Samp per l’affetto che mi danno nonostante siano passati tanti anni, va al di là del calcio. Senza essere presuntuoso, un po’ come Totti con la Roma. Di Genova mi manca tutto, lo vedo anche dagli sguardi dei tifosi. Non ho mai vinto niente a Genova, ma ho vinto il cuore dei tifosi blucerchiati e ne vado orgoglioso”

Pensi che la Serie A dovrebbe riprendere dopo questa emergenza Coronavirus?

“Per la ripresa del campionato è un discorso complicato. Non so cosa succederà anche a livello di preparazione, bisognerà giocare ogni tre giorni, servirà stare attenti all’aspetto fisico. Se però il calcio può portare serenità alle persone ben venga, ma è da valutare bene. A porte chiuse non è calcio, l’atmosfera è bella soprattutto grazie ai tifosi”.

Tra poco più di un anno terminerà la tua squalifica. Farai l’allenatore?

“Stavo per mandare la lettera di grazia, ma vista la situazione attuale ho aspettato. Mi manca ancora un anno e mezzo, poi mi piacerebbe anche fare l’allenatore, lo sto facendo tuttora, l’ho fatto in terza categoria vincendo anche un campionato. Ai nostri tempi gli allenatori erano più duri, adesso il rapporto con i calciatori è fondamentale e devi essere bravo. Sto cercando di imparare tutto, mi piace il calcio, vivere nello spogliatoio. Ho fatto delle cavolate nella mia carriera buttando il 40% di quello che potevo fare. Vorrei insegnare anche ai miei giocatori di non fare bischerate come me e di farli ambire ai loro traguardi”.

Chi sono gli allenatori che ti hanno insegnato di più?

“Io sono innamorato di Novellino calcisticamente, giocavamo con il 4-4-2. Anche i moduli di adesso hanno tutti quella base. Mi piace Malesani e lo stesso Ranieri. L’ho conosciuto quando era giovane ed è cambiato da allora. Ha grande esperienza e non puoi insegnargli nulla, ma lo vedo meglio ora che prima. Contro il Brescia a Marassi gli ho ricordato che mi mandava in tribuna anche se mi vedeva bene in allenamento. Col senno di poi mi chiedo se non mi prendeva in giro. Però mi ha fatto esordire in serie A”

Come è stato l’esordio in Serie A?

“L’esordio è stato molto bello, 15 giorni prima ero in curva Fiesole a cantare e mi sono ritrovato a salire gli scalini del Franchi. inoltre con il numero 10. Quando ho esordito eravamo sul 1-1, ho scambiato la palla con Batistuta e lui fece gol. Vincemmo 2-1”

Se sei venuto alla Samp è stato anche merito di Mancini, vero?

“Mancini era uno dei miei idoli da bambino, mi attraeva tanto, rispetto tanto ad esempio a Baggio. È merito anche suo se sono andato alla Sampdoria. In un’intervista di tanti anni fa in cui mi chiesero anche dei miei hobby, dissi che la squadra preferita era la Sampdoria”.

Quali sono i giocatori dai quali hai imparato di più?

“Baiano mi ha insegnato tanto, è il calciatore da cui ho imparato i movimenti da attaccante. Poteva avere una carriera molto più bella ma è stato penalizzato dai brutti infortuni. Ho giocato anche con Batistuta, entrambi come cultura sportiva e dedizione sono stati dei grandi maestri. Batistuta era arrivato un po’ come un brutto anatroccolo, è sbocciato perchè era un animale. Io ero un po’ acerbo quando ero con lui e non capivo ciò che faceva, ma si impegnava tantissimo per migliorare. Quando facevo delle bischerate si arrabbiava e non mi parlava più. Devo ringraziare giocatori come lui perchè mi hanno insegnato tanto”.

La Samp vive una situazione societaria non facile. Che idea ti sei fatto?

“Di Garrone non posso dire nulla a livello societario. Nella dirigenza attuale non so bene quale sia la situazione, forse ha sbagliato il mercato quest’anno, ma a livello calcistico non mi sembra abbia sbagliato tanto, nonostante tutto è riuscito anche a prendere un grande allenatore. A livello personale Ferrero è sempre stato molto gentile con me, poi non so come sia il rapporto con la tifoseria e quali siano i problemi. Quello che ha fatto Ferrero con me non lo hanno fatto molti dirigenti. Posso dire che non si devono toccare i tifosi della Sampdoria, se ne parlasse male ne rimarrei deluso”.

Senti ancora i tuoi ex compagni?

“Sono affezionato a molti miei ex compagni: Gradoni, Conte, Sakic, Casazza, Zivkovic, Vergassola, Palombo, Gasbarroni, Volpi. Sergio è una persona molto speciale, lo conoscevo già prima. Siamo molto diversi come carattere, ci compensavamo. Sono molto legato a tutti, ma Sergio per me è come un fratello. Volpi è il mio capitano, quando possiamo fare qualcosa per la Sampdoria ci fa molto piacere”.

Tuo figlio gioca, sarà un nuovo Flachi?

“Tommy l’ha contattato la Fiorentina! Poi magari fa il mio stesso percorso!”

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