Zauri e la Samp: “Spesso mi riguardo i video della festa Champions”

Nella decima puntata delle nostre dirette abbiamo invitato Luciano Zauri, terzino tuttofare a Genova dal 2009 al 2011. L’ex blucerchiato ci ha raccontato delle due stagioni alla Samp tra l’emozione della qualificazione Champions e l’incubo retrocessione, con i simpatici commenti di Morfeo, Lucchini e del ‘Pazzo’ Pazzini.

Estate 2009. Dopo la lunga esperienza alla Lazio e il prestito alla Fiorentina, sei arrivato alla Samp. Com’è nata la trattativa? Cosa conoscevi già del mondo Samp?

“C’era stata l’occasione già a gennaio dell’anno prima quando ero a Firenze, mister Mazzarri mi aveva già dato l’ok ma poi Prandelli ha bloccato tutto. Poi nell’estate grazie al direttore Marotta, conosciuto ai tempi dell’Atalanta, ho colto subito l’opportunità di venire a Genova, guadagnando qualcosa in meno pur di venire a giocare lì. Volevo mettermi in gioco”

Primo anno alla Samp con mister Delneri: 19 vittorie, un anno incredibile per una realtà come quella blucerchiata. Che gruppo era e quando avete capito che stavate costruendo qualcosa di importante?

“Forse lo si era capito già da subito, era una squadra affiatata con dei giocatori importanti come Palombo, Cassano e Pazzini, Gastaldello e Lucchini in difesa. Quella squadra aveva un’ossatura molto forte, poi per poter fare una stagione del genere ti deve andare tutto per il verso giusto. La squadra era senza dubbio di livello, ma nessuno ad inizio stagione avrebbe pronosticato un risultato del genere. Unico momento difficile è stato verso Natale, ma poi abbiamo fatto una grande cavalcata”

Dopo i tanti anni alla Lazio cosa ha significato per te la partita di Roma?

“Quella giornata me la ricorderò per sempre, è stata una serata incredibile: noi stavamo lottando per un obiettivo importante, loro per un altro ancora più grande. Mi hanno scritto in tanti laziali, ma ovviamente mi sono goduto principalmente la grande vittoria della Samp”

Com’è stato allenarsi con un giocatore come Antonio Cassano? L’avevi già conosciuto?

“Cassano l’avevo già affrontato da avversario in precedenza, ma vederlo allenarsi era uno spettacolo. Antonio è tra i giocatori più bravi che abbia mai visto e con cui ho giocato. E’ un giocatore super dotato e fisicamente era molto tosto. Anche nelle partitelle in allenamento non voleva mai perdere e metteva sempre pressione: era un gran lavoratore”

Si parla di Cassano in una veste nuova, di lui tutti dicono che sia un gran conoscitore di calcio. Secondo te quello di DS potrebbe essere il suo nuovo percorso nel calcio?

“Lo sto seguendo, lascia intravedere una grande conoscenza non solo del campionato italiano ma anche di quello spagnolo e sudamericano. Alle volte non ti aspetti certe cose da determinate persone, ma ha grande passione. Non è comunque semplice, ricordo con fatica ex calciatori che abbiano fatto carriera in quel ruolo. Ma Cassano è imprevedibile come lo era in campo”

Sampdoria-Napoli, che partita è stata e che ricordi hai della festa?

“Ricordo che il mercoledì precedente mi sono fatto male alla caviglia per una pallonata di Guberti, ma ho fatto di tutto pur di non perdermi quella partita. Con un obiettivo del genere passano tutti i dolori. C’era molta tensione, mi ricordo il tragitto dall’hotel allo stadio, il pubblico già al completo nel riscaldamento. Poi dopo un match difficile il gol di Pazzini e la festa finale, è stato tutto incredibile, era troppo bello perchè qualcosa potesse andare storto. Sul pullman scoperto quando siamo arrivati in strada con questo fiume di sampdoriani che ci festeggiavano è stato magico. Spesso mi riguardo i video per riassaporare quei momenti”

Com’è continuata la festa? 

“La festa in piazza è durata tanto quindi dopo ognuno è tornato a casa dalle proprie famiglie. Poi abbiamo fatto una bella cena tutti assieme con il mister, che purtroppo ci disse che avrebbe lasciato la Samp, un dispiacere enorme per noi, era un punto di riferimento. La festa vera e propria l’abbiamo fatta più avanti da me perché mi sono sposato quell’estate, ed ho invitato tutti a Roma. Ci siamo molto divertiti”

Sapevi già che la stagione successiva saresti rimasto? La trattativa è andata un po’ per le lunghe..

“L’idea della Samp era quella di mandarmi indietro fingendo uno scarso interesse per poi riprendermi, ma Lotito ha intuito che poteva guadagnarci. Per questo motivo ho perso i preliminari, arrivando il giorno stesso della partita di ritorno”

Com’è stato vivere quella partita dalla tribuna?

“E’ stata una partita dai due volti. Sul 3-0 sembrava fatta, ma il gol nel finale ci ha tagliato le gambe, è stato un vero peccato ed è stata dura da digerire”

Poi la squadra ha vissuto una stagione difficile che sappiamo con quale finale, cos’è successo?

“C’era comunque grande entusiasmo ad inizio stagione, nonostante la delusione Champions anche perchè il Werder era una squadra forte. La prima parte di stagione è andata abbastanza bene, in linea con gli obbiettivi. A gennaio invece ci siamo indeboliti cedendo i due attaccanti che tanto bene avevano fatto l’anno prima facendo le nostre fortune, senza nulla togliere a chi è arrivato”

Nel frattempo era cambiata anche la guida tecnica, fosse rimasto Di Carlo secondo te come sarebbe andata?

“Se credi in un allenatore e gli indebolisci la squadra non puoi dare delle colpe al lui. La società ha sbagliato cedendo i migliori a metà stagione e il cambio di allenatore non era necessario, la squadra è andata in difficoltà”

Cosa vi è mancato in quella stagione per potervi salvare? La qualità che vi ha permesso di raggiungere quel traguardo l’anno prima speravamo sarebbe uscita..

“Mentre la stagione prima molti calciatori si sono espressi anche sopra le proprie possibilità, facendo cose incredibili, l’anno dopo è successo l’esatto contrario. Ci siamo trovati a giocare per obbiettivi diversi da inizio stagione, molti giocatori non hanno reso come ci si aspettava. Tante cose non funzionavano, abbiamo sbagliato partite che dovevamo vincere, che erano alla nostra portata. Poi è stato un cadere senza più riprenderci”

Hai visto noi tifosi esultare per la Champions e piangere per la retrocessione. Due estremi, che ricordo hai dei sampdoriani?

“Quando arrivavo da avversario quello stadio incuteva timore, mai sentiti tutti quei fischi da una tifoseria avversaria. Invece averla a favore è stato un motivo di orgoglio, ti dava una grande spinta anche nei momenti di difficoltà. Nella prima stagione era più naturale sentirli vicini, ma anche nella seconda stagione la gente c’è stata sempre vicina”

Com’è stato vestire la maglia della nazionale?

“E’ stato un momento meraviglioso per la mia carriera, arrivato grazie a tanti sacrifici. Sono partito da Bergamo facendo tutta la trafila per arrivare alla nazionale. Ricordo il viaggio in treno con Paolo Maldini, un mostro sacro. Mi ricordo che nel viaggio non penso di avergli neanche rivolto parola per il timore reverenziale. Sono arrivato a Coverciano molto emozionato, ma c’era un clima molto sereno che mi hanno messo subito a mio agio”

Sapevi già che avresti fatto il mister? Com’è stato il passaggio dal campo alla panchina?

“Negli ultimi anni cercavo di capire come potevo fare e ho iniziato a valutare. Il Pescara mi ha offerto questo ruolo per la Beretti, ho iniziato con molta umiltà. Da allenatore sei solo e più sali di livello e più si accentua, dovendo convivere con dinamiche complicate. Poi il tutto è molto legato ai risultati”

Quale consigli o spunti hai colto dai mister che hai avuto in carriera?

“Quando sei calciatore ragioni più egoisticamente, mentre da allenatore ti interessa ottenere il risultato a prescindere da chi scenda in campo. Il problema è farlo capire ai giocatori, ma un po’ mi aiuta la mia esperienza da calciatore. La miglior medicina per un allenatore è sempre la vittoria”

Che idea ti sei fatto della ripartenza del mondo del calcio?

“Come tutti i lavori anche il calcio deve ripartire. Il problema si presenterà quando si dovranno affrontare le squadre, coinvolgendo 50/60 persone per squadra tra calciatori, magazzinieri, staff.. Se si incorresse in un caso di positività a cosa si andrebbe incontro? E’ una situazione complicata, è difficile trovare le condizioni giuste per completare i campionati”

Ti è mai capitato di giocare a porte chiuse? Che idea ti sei fatto su questa possibilità?

“Ne ho giocate un paio a porte chiuse con la Lazio, in una ho anche segnato. Ci scherzavo sul fatto che avessi fatto gol per pochi intimi. Senza pubblico non è calcio, è una componente fondamentale di questo sport, che è lo sport più amato in questo paese”

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