La Sampdoria con filosofia, la filosofia con la Sampdoria

a cura di Fabio Patrone

Nelle ultime quattro partite Manuel De Luca ha segnato quattro gol. Una statistica difficile da credere, se si pensa alle difficoltà che il centravanti altoatesino ha manifestato nelle prime venticinque giornate: due miseri gol, oltre a un palese disagio sia in area di rigore che come terminale offensivo. De Luca oggi è letteralmente on fire e sembra proprio che la Samp abbia trovato una punta di riferimento, in grado segnare e tenere alta la squadra, sgombrando il campo dall’opzione di improbabili acquisti pescati dal fondo del barile degli svincolati.

Questa trasformazione, e la nostra sorpresa a riguardo, evidenziano il modo in cui solitamente ragioniamo: operiamo predizioni sul futuro sulla base di esperienze precedenti. Qualcosa del tipo: De Luca non ha tenuta una palla per molte partite, quindi non lo farà neanche la prossima. Questa classe di ragionamenti si chiama induzione ed è solitamente rappresentato con il seguente esempio: vedo un cigno bianco, vedo un altro cigno bianco, vedo tantissimi cigni bianchi e quindi arrivo alla conclusione che tutti i cigni sono bianchi. A differenza della deduzione (il ragionamento evidenziato da Aristotele nei suoi celebri sillogismi), però, l’induzione ha un problema: non è un ragionamento certo!

Prendete in considerazione il più famoso tra i sillogismi: tutti i gli esseri umani sono mortali, Socrate è un essere umano; quindi Socrate è mortale. In questo caso, se le premesse (le due frasi prima del punto e virgola) sono vere, la conclusione (Socrate è mortale) è vera necessariamente, cioè non può essere che così. Con l’induzione invece il discorso è diverso. Ci sarà sempre la possibilità di trovare un contro esempio, ovvero un caso che rende falsa la conclusione. Proprio perché si basa sull’osservazione, e non su una deduzione logica, è possibile che, a un certo punto, io incontri un cigno nero, o assista ad un gol di un centravanti che sembrava non riuscisse a segnare neanche con le mani.

La storia della scienza e quella della filosofia pullulano di esempi che mostrano i diversi lati del problema. David Hume, uno tra i più acuti pensatori dell’epoca moderna, per primo ha mostrato che l’induzione non può essere «dimostrata», non può avere quindi una giustificazione certa, ma può essere sostenuta ricorrendo a un principio di «uniformità della natura»: le nostre induzioni si rivelano, nella maggior parte dei casi corrette, perché le cose del mondo tendono a comportarsi in modo uniforme, regolare: ogni volta che scaldo un pentolino d’acqua, questa, arrivata a 100° inizierà a bollire. Il grande logico Bertrand Russell si accoda a Hume, sostenendo che nei ragionamenti induttivi non possiamo altro che affidarci alla probabilità. In quante partite abbiamo guardato sgomenti De Luca, spaesato e senza meta, girovagare per il campo, sbagliando ogni appoggio, non prendendola mai di testa? Tante, addirittura troppe. La probabilità di una conclusione diversa, di una redenzione, rasentava lo zero.

Nel nostro caso, per fortuna, i calciatori ogni tanto riescono a sfuggire al principio di uniformità della natura e trasformare quella probabilità “quasi zero” in qualcosa di più. L’imprevedibilità del calcio, spesso si dice. In questo caso, De Luca ne è la dimostrazione. L’induzione, per fortuna, non è un ragionamento certo, ed è proprio per questo che nelle ultime partite abbiamo visto il vero volto del Cigno di Bolzano. Non un cigno nero, certo, ma un mezzo miracolo, questo sì.

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