La Sampdoria con filosofia, la filosofia con la Sampdoria

a cura di Fabio Patrone

L’idea con cui è nata questa Tabella era chiara fin da subito. Non certo una previsione dei risultati, né tantomeno una valutazione dell’aspetto sportivo. E neppure, vale la pena sottolinearlo, la rassegnazione del “prendere con filosofia” le sorti della nostra amata Sampdoria, o, come abbiamo visto fare ad altri, una sbrodolata di nozioni pseudoculturali travestite da commento sportivo. No. La convinzione con la quale abbiamo iniziato a scrivere di filosofia e Sampdoria è stata, e continua ad essere, quella che i sampdoriani e le sampdoriane si sono meritati molto più di quello che la realtà ha restituito loro in questi anni. La Tabella racconta un certo modo di vedere la Sampdoria, un ragionamento che vada oltre un appoggio sbagliato da Stojanovic. E per farlo, certo, usiamo la filosofia. Il motivo è semplice: la filosofia è il modo in cui, da sempre, la civiltà occidentale ha fatto fronte ai propri dubbi, smarrimenti. E non possiamo negare che, in questi anni, ci siamo sentiti smarriti.

Eppure, contro ogni pronostico, ogni gufata, siamo qui a giocarci i playoff. Gara secca, lontano da casa. Benché non abbia dubbi di come andrà a finire, in questo lunghissimo campionato, ho riflettuto più di una volta su una questione. Possono 90 minuti diano senso ad un campionato intero? Questo interrogativo ci viene continuamente riproposto, sia in positivo che in negativo. È accaduto dopo i primi sette deludenti turni: vuoi per la (presunta) traballante panchina di Pirlo, vuoi per lo spettro del fondo classifica, la partita di andata contro il Catanzaro è stata da molti come fondamentale. Stesso discorso dopo il filotto di vittorie contro Palermo, Modena e Spezia, per arrivare fino all’ultima partita contro il Catanzaro. Insomma, queste 38 partite giocate dalla Samp sono state una montagna russa emotiva e sportiva, con trend di risultati altamente instabili e prestazioni altalenanti.

Riproponiamo la domanda iniziale in termini più generali: può un singolo aspetto della realtà, isolato, avere un senso? Per Friedrich Hegel la risposta è negativa. La realtà, per il padre dell’idealismo, è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste fa parte, e rappresenta la ragion d’essere di ogni realtà. Insomma, secondo Hegel, le singole cose sono una parziale espressione della totalità di ciò che esiste. In questo senso, una singola partita, vinta o persa, non può certo definire una stagione, ma va contestualizzata nell’arco, non solo della singola stagione, ma del percorso che la squadra ha attraversato per arrivare fino ad allora. Nel nostro caso, la tesi di Hegel sembra di conforto: come potremmo pensare che una singola sconfitta renda vana una stagione? Per valutare ogni singolo aspetto della realtà, come una partita, non possiamo prescindere dalla valutazione del rapporto dialettico che lega tutti gli aspetti della realtà. Non solo, quindi, la stagione nella quale la partita è inserita, ma anche tutto ciò che ha portato alla sua realizzazione.

Tutto ciò che esiste (il reale) è manifestazione concreta della Ragione, dal momento che ciò che ogni cosa che accade è giusto, è logico e naturale che accada. Per Hegel non c’è nulla che non sia razionale: ciò che accade è giusto, è logico e naturale che accada. Quante volte ci siamo chiesti: “Cosa abbiamo fatto di male per meritarci l’Innominabile come presidente?”. La risposta, seguendo la logica hegeliana, è semplice: “nulla!”. Il negativo è il momento fondamentale per andare oltre, superare il punto di partenza e superarci. Per superare quell’assurda fase nella quale ci siano sentiti derubati della nostra identità, scherniti dal nostro stesso presidente, è stato necessario scrutare il baratro del fallimento, affinché nascesse un nuovo equilibrio, una nuova Samp, che è la sintesi di questo processo di contrapposizione.

Fatichiamo a cogliere questa struttura razionale della realtà perché, per Hegel, il nostro intelletto percepisce i momenti del divenire come isolati gli uni dagli altri. Ma “il vero è l’intero”: le cose sono tutte legate tra loro ed una cosa è effettivamente reale soltanto nella sua connessione con tutte le altre. Quindi una partita non può significare una stagione intera, un singolo giocatore non può esemplificare un intero gruppo. Il vero è l’intero, e l’intero siamo tutti noi, che ci lascino seguire la squadra in trasferta o no. Superiamo noi stessi, portiamo la Sampdoria oltre la Sampdoria. Torniamo tutti insieme in serie A.

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