Laigle e l’amore per la Samp: “Senza quell’anno maledetto non sarei mai andato via”

Nel terzo appuntamento delle nostre dirette su Instagram abbiamo fatto una bella chiacchierata con il grande e simpaticissimo Pierre Laigle, alla Samp dal 1996 al 1999. In blucerchiato è sceso in campo 104 volte segnando 10 reti.

Nel 1996, dopo tanti anni al Lens, sei venuto alla Samp. Com’è nata questa scelta?

“Ho fatto 15 anni al Lens, dalle giovanili alla prima squadra. Poi ho voluto cambiare squadra, e fare altre esperienze. Pensavo di andare a Parigi perchè eravamo già in trattativa ma poi è arrivato Mantovani e in tre giorni ha fatto tutto. All’inizio non era il mio desiderio cambiare nazione, almeno all’inizio carriera”.

Conoscevi già la Sampdoria?

“Conoscevo la Samp già prima anche grazie al mio connazionale Karembeu che ci giocava, comunque conoscevo già la Samp perchè seguivo tutti i campionati esteri. Christian l’ho conosciuto solo a Genova però, l’avevo solo affrontato nel campionato francese”.

Il 19 aprile 1998 la Sampdoria vinceva a Napoli grazie ad una tua doppietta..

“Ho fatto gol sia a Genova che a Napoli. Il Napoli in quel momento non era ad alti livelli, ma nelle ultime posizioni della classifica. Di 10 gol con la Samp ne ho fatto 4 al Napoli”.

E ci ricordiamo anche la tua prima partita, quella contro il Milan..

“La partita precedente contro il Perugia, in cui ero in panchina per entrare dopo, ma avevamo perso. Quella dopo era con il Milan, che non era quello di adesso, c’era Weah ad esempio. È stato un bel regalo vincere contro una squadra del genere. È stato un grande momento per me”.

Com’è stato passare dalla Ligue 1 alla Serie A?

“In Francia a quei tempi era più indietro rispetto all’Italia, avevamo un solo allenatore e quello dei portieri. In Serie A c’erano già dei grandi staff, è stata dura all’inizio. Gli allenamenti erano molto più duri, anche già dal ritiro precampionato. È stato difficile all’inizio ma piano piano mi sono abituato”.

Ortega, Mancini, Veron, Karembeu. Chi ti ha colpito di più?

“Il più forte era Mancio, un mito. Come sono arrivato ero impressionato: era stato in nazionale, aveva fatto tanti gol e quelli al suo fianco hanno fatto belle carriere. In campo era un po’ difficile ma fuori dal campo era una bella persona. Nel 96-97 eravamo una grande squadra, siamo arrivati sesti ma potevamo fare anche meglio. Veron quando è arrivato alla Samp aveva 20 anni, ma sembrava ne avesse 25/30, era una muro, aveva grande forza e grandi caratteristiche e l’ha dimostrato in carriera”.

In quegli anni alla Samp hai conquistato anche la nazionale francese, saresti potuto andare al mondiale?

“Ho fatto 2 anni in nazionale con la Francia. Sono stato convocato in tutte le amichevoli prima del mondiale, ma poi non mi hanno convocato. È stata una forte delusione ma per fortuna abbiamo iniziato subito la stagione con la Samp in Intertoto e ho ripreso immediatamente a giocare senza pensarci troppo”.

La stagione 1998/99 è stata quella della retrocessione, cos’è successo?

“Ogni anno la Samp perdeva i giocatori migliori. La stagione della retrocessione è nata male, con Spalletti è stata difficile, non è andata bene. Poi è arrivato Platt e di nuovo Spalletti. Se non fossimo retrocessi sarei rimasto alla Samp, ho fatto tre anni bellisimi. Mi piaceva la società, la città, lo stadio e i tifosi, mi ricordava molto Lens”.

Nel ’99 hai ricevuto altre offerte per rimanere in serie A?

“Non ho avuto altre offerte della serie A ed è arrivato per primo il Lione che voleva vincere il suo primo campionato”.

L’esperienza in Italia cosa ti ha dato?

“Giocare in Italia mi ha dato tanto, era il campionato migliore del mondo. Tutti i calciatori volevano giocare in Italia. Ho fatto tanta esperienza potendo affrontare i migliori giocatori e disputando grandi partite. Anche tutti i giocatori francesi erano in Italia. Nonostante la titubanza iniziale ho dimostrato anche a me stesso che ci potevo giocare in serie A, e ne vado orgoglioso”.

Ti ricordi quando ti eri fatto i capelli blucerchiati?

“Non mi ricordo perchè avevo fatto i capelli blucerchiati, ero andato dal parucchiere e me li aveva fatti così. Non avevo giocato quella partita, mi sembra fosse Intertoto”.

Sei più tornato a Genova?

“Sono tornato a Genova due volte ma non allo stadio. Spero di tornare presto. Ho contatti con amici di Genova e sento spesso Franceschetti e Vergassola. Mi piacerebbe tornare al Ferraris e guardare la Samp”.

Com’è la situazione in Francia nel campionato francese per il coronavirus?

“La situazione è difficile, vogliono finire il campionato soprattutto per i diritti televisivi. È molto difficile, trovare una soluzione tra distanziamento e rifare preparazione atletica. Non sarà facile neanche organizzare il calendario. È difficile allenarsi così senza campo, ci vuole del tempo per recuperare la forma”.

Cosa fa adesso Pierre Laigle?

“Adesso sono nel campo immobiliare su Lione e dintorni, vendo terreni dove poter edificare. Non avevo più voglia di andare negli alberghi prima delle partite, di stare sempre fuori casa ogni tre giorni. Non avevo voglia di allenare e non ero neanche riuscito a prendere il patentino. Mi piace essere indipendente. Della vita da calciatore mi mancano le grandi partite, qua a Lione hanno fatto a un grande stadio che è magnifico, ma a settembte faccio 50 anni e non si può più”.

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